Perseguire il proprio obiettivo e non mollare mai: la storia di Rita Cuccuru, atleta paralimpica di triathlon

Pubblicato da Arianna Minghetti, 19-lug-2019 12.00.00

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Rita Cuccuru ha 41 anni ed è un'atleta paralimpica di triathlon. Quando parla trasmette un entusiasmo e un'energia straordinari, dimostrando una determinazione fuori dal comune. È stata una promessa del calcio femminile, ma poco dopo il suo debutto in serie A, a soli 17 anni, un incidente ha interrotto la sua carriera. Ci racconta di come sia stata per lei un'occasione di rinascita che l'ha portata a iniziare una nuova avventura. Il suo consiglio per tutti è di trovare un obiettivo, una strada, qualcosa che ci faccia stare bene e perseguirla, qualunque cosa sia.

Rita Cuccuru 1

Rita ha una vita molto molto attiva, lavora a tempo pieno in un'azienda del modenese e pratica triathlon a livello agonistico. Coniugare tutto non è sempre semplice e ci racconta che il suo segreto è la forza di volontà e l’amore per lo sport:

È un sacrificio, ma un sacrificio piacevole. Poi ho la fortuna che la mia azienda mi ha concesso un periodo di aspettativa, così posso pensare a qualificarmi per Tokyo. Tra giugno di quest'anno e giugno dell'anno prossimo è aperta la finestra in cui gli atleti di tutto il mondo possono qualificarsi per le paralimpiadi: alla fine riusciranno ad accedere solo i primi 10 atleti in classifica. Adesso posso andare a partecipare a tutte le coppe del mondo necessarie per fare punti e alla fine, se sarò stata brava e meritevole, andrò a Tokyo. Però arrivare tra le prime 10 al mondo è impegnativo, ti lascio immaginare.

Le caratteristiche di Rita che colpiscono subito sono la sua determinazione e la sua tenacia: è una ragazza tosta.

È un obiettivo che ho sempre sognato e ora ho voglia di arrivarci. Certo, può capitare la gara sbagliata, il momento sbagliato, è normale. Spesso a noi sportivi capita di avere dei momenti di difficoltà, ma bisogna saperli affrontare per andare avanti.

Arrivare al triathlon non è stato un passaggio immediato e ha richiesto un grande impegno.

La prima volta che ho fatto un provino è stato un disastro. Il CT mi ha detto: “No, no, guarda Rita, tu non vai assolutamente bene per fare il triathlon, bocciata in tutto”. E mi ha consigliato di fare duathlon “che è lo sport che fa per te, va benissimo”. Da lì ho iniziato ad andare a nuotare tutti i giorni, tre volte al giorno. Mi sono ripresentata e mi hanno presa in nazionale. È stato così che ho iniziato a fare gare.

Il motto di Rita è: “Non mollare mai, perché le risorse personali sono tutto.” A questo proposito ricorda un episodio che è successo quando ha partecipato ai World Cup Paratriathlon 2014-2015 a Besançon.

Un giorno mi sono vista arrivare una convocazione per Besançon e non ci volevo credere. Quando siamo arrivati nella cittadina francese, la prima cosa che ho visto è stata un fiume in piena e ho pensato: “Oddio, ma dobbiamo buttarci là dentro? Come minimo affogo.” Ci hanno trasportato con questo gommone dall'altra parte del fiume e ci hanno detto, in francese, di buttarci in acqua. E c'era questa corda di canapa a cui ci dovevamo aggrappare tutti quanti. Provate a immaginare questa corda quando ci si aggrappano 120 atleti: è andata giù a bomba. Pensavo di affogare. Poi però di colpo c’è stato il via e siamo partiti.

Ho anche sbagliato un'uscita, una boa, e sono venuti a recuperarmi con il gommone. Sono uscita dall'acqua talmente arrabbiata che sono andata a riprendere tutte le mie avversarie ed è stato così che ho vinto la mia prima medaglia d’oro.

Questo è solo uno dei tanti momenti che dimostrano la tenacia di Rita.

Quando ripensa all'incidente che ha interrotto la sua carriera nel calcio e l'ha portata a usare la carrozzina, non ha grandi rimpianti:

Per me è stata una possibilità di rinascita. Mi ha tolto tanto ma mi ha anche dato tanto, tantissimo, voi non ne avete idea. Se dovessi tornare al momento dell'incidente non so se preferirei camminare come prima o vivere questa vita di adesso, perché è una vita troppo speciale. Davvero, non lo so.

Tuttavia arrivare a questa consapevolezza è stato un percorso impegnativo. A un giovane ragazzo o ragazza che si trovasse nella sua situazione darebbe alcuni consigli:

Intanto gli auguro di avere al loro fianco una famiglia che li supporti in questa nuova avventura, parenti, amici, perché sono stati la mia salvezza. All'inizio non è una cosa facile, perché comunque stiamo parlando di una paraplegia, non di un'influenza. E poi gli consiglierei di cercare subito una loro strada, un loro percorso. Anche se all'inizio può sembrare estremamente difficile, consiglierei di trovare uno scopo nella vita. Tutti noi ne abbiamo uno, che sia il lavoro, lo sport o la famiglia, però bisogna trovare qualcosa che faccia stare bene, qualunque cosa sia. E non deve essere per forza uno sport.

Rita è nata in Germania e ormai vive in Emilia Romagna da più di 20 anni, ma è molto fiera delle sue origini sarde e ogni giorno si allena sulla sua handbike con la bandiera dei quattro mori. Ha gareggiato dappertutto, dal Sudafrica all'Australia. Lo sport le permette di viaggiare molto per il mondo e di conoscere persone e culture nuove:

È molto bello, ogni volta che viaggio ritorno con qualche valore in più

La prossima tappa è Tokyo e Rita è assolutamente determinata a raggiungerla:

Adesso so che saranno 5 mesi molto difficili, molto impegnativi, ma mi sento comunque molto fortunata per avere questa possibilità. È un bel regalo e lo sfrutterò al meglio. So che non posso fallire. Devo andare a Tokyo, punto e basta, non si discute.

Inutile dirlo, tifiamo tutti per lei. I nostri in bocca al lupo a Rita!

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