Fabio Raimondi: 30 anni di basket in nazionale e una chiamata per Tokyo 2020

Pubblicato da Cecilia Giordani, 14-giu-2019 12.00.00

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Fabio Raimondi gioca a basket da una vita: ha iniziato ad allenarsi a 11 anni e gioca in maniera agonistica da quando ne ha 16. Dopo pochi mesi è stato chiamato a giocare nella nazionale italiana, dove è rimasto fino al 2015. Oggi gioca per la Dinamo di Sassari, ma di recente ha avuto una sorpresa: è stato convocato all’avvicinamento per le qualificazioni alle paralimpiadi di Tokyo 2020.

Fabio Raimondi 30 anni di basket in nazionale e una chiamata per  Tokyo 2020.

La carriera di Fabio nel basket gli ha regalato molte soddisfazioni: in quasi 30 anni in nazionale ha partecipato a 2 paralimpiadi, diversi campionati europei e mondiali, ottenendo molti successi. Eppure ora che ha 47 anni è stata una sorpresa per lui ricevere una convocazione per l’avvicinamento alle paralimpiadi di Tokyo 2020, per le qualificazioni ai campionati europei:

Quando sono stato contattato ho chiesto subito cosa si aspettavano che facessi perché uno non si aspetta di rientrare in nazionale a 47 anni come giocatore. Ci è voluto un attimo per convincermi, anche perché non ho mai smesso di allenarmi duramente, perché mi dico sempre: finché il fisico me lo permette, io continuo.

A convincerlo è stata una chiacchierata con l’allenatore della nazionale:

L’allenatore storico della nazionale è il famoso Carlo di Giusto, ho anche avuto la fortuna di essere suo compagno di squadra per un breve periodo, quando ero giovane. Io avrò avuto 24-25 anni, mentre lui era alla fine della carriera. Quest’anno ho fatto un buon campionato e quando Carlo Di Giusto mi ha chiamato dicendo che dovevo provarci ho deciso di andare.

Anche perché per Fabio giocare a basket è un piacere:

Gliel'ho chiarito subito: se gioco a pallacanestro a 47 anni è perché mi diverto, non per motivazioni particolari. Se non mi divertissi più, alla mia età mi metterei a fare qualcos'altro.

Ma c’è anche un altro motivo per cui ha accettato:

Vado perché fisicamente mi sento ancora molto bene. Il mio vantaggio è che nei 30 anni della mia carriera ho avuto pochissimi, anzi quasi nessun tipo di problema fisico.E considerato che sono 30 anni che faccio cateterismo è un bel successo: non ho mai dovuto saltare una partita per nessun tipo di problema, nemmeno una banale febbre.

Qual è il suo segreto per stare in salute?

Un po’ forse dipende dalla mia costituzione particolare, ma è soprattutto perché faccio una vita molto da sportivo, mi alleno continuamente e sto molto attento all'alimentazione. C’è da dire che sono paraplegico da quando ero piccolo, per cui stare in carrozzina è naturale per me, come stare in piedi. Inoltre ho avuto la fortuna di avvicinarmi all'azienda Wellspect e di aver trovato un tipo di prodotto che mi ha permesso di stare sempre al meglio e vivere la vita che volevo. Infatti non ho mai avuto infezioni urinarie, se avessi dovuto assumere antibiotici non avrei avuto le condizioni fisiche ideali per allenarmi e giocare senza preoccupazioni. Invece così posso continuare ad allenarmi.

Il suo amore per il basket lo aiuta molto a tenersi attivo e a trasmettergli una grande energia:

Tutti gli sport sono belli, ma la pallacanestro è spettacolare. Quando entro in campo i dubbi passano, dal momento in cui prendo la palla non ho più pensieri.

Uno degli aspetti che lo ha reso famoso è la sua bravura come tiratore:

Io ho una caratteristica particolare, sono un tiratore da 3. Tirare da 3 è difficile, specialmente per una persona paraplegica. Sono stato uno dei primi in Italia a farlo fra i giocatori nella mia situazione. Come ci riesco? Ho iniziato ad allenarmi da piccolo nella palestra del mio paese e siccome non c’era una squadra, giocavo da solo e ho fatto molta pratica nel tiro. Ancora oggi per riuscire al meglio mi do delle motivazioni interne, mi fisso degli obiettivi ogni volta che vado in palestra. Ho le idee piuttosto chiare e sono molto determinato.

La decisione di dare una svolta alla sua carriera non è stata semplice:

Dopo quasi 30 anni in nazionale avevo deciso che era arrivato il momento di abbandonare come giocatore, ma devo dire che mi era dispiaciuto. È difficile dopo 30 anni dire: da oggi non gioco più in nazionale. Capisco i calciatori che smettono, è veramente dura. Ma poi l’ho accettato.

In compenso non aveva mai abbandonato l’idea di poter tornare a far parte della nazionale in un’altra veste:

Negli ultimi anni mi sono indirizzato alla possibilità di rientrare a far parte dello staff. Perché a me l’ambiente della nazionale piace. La competizione durante le partite, sentire l’inno italiano… è una grande emozione. A dirla tutta, sarei rientrato anche come portaborracce pur di vivere di nuovo questa avventura.

A fine giugno ci sarà un raduno e al termine degli 8 giorni il ct annuncerà i 12 giocatori che parteciperanno alle qualificazioni:

Penso che sarebbe una bella opportunità. Se riuscissi a qualificarmi, parteciperei soprattutto per mettere a disposizione della squadra la mia esperienza. Conosco alcuni dei ragazzi, è un bellissimo gruppo. Alcuni di loro li avevo incontrati come avversari e l’impressione che ho avuto è molto positiva. Essere chiamato a far parte di questo gruppo e a questa età, anche se non andasse poi in porto, è comunque per me un motivo di vanto. Ringrazio per questa opportunità la FIPIC e il Presidente Fernando Zappile, senza dimenticare il coach Carlo Di Giusto... QUI ORA ITALIA!!!

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Argomenti: Cateterismo intermittente, Wellspect Sport