Indagine: Preoccupazioni riguardo all'infezione nelle persone affette da lesione midollare (SCI) durante COVID-19

Pubblicato da Cecilia Giordani, 13-lug-2020 15.58.05

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Questa è la prima pubblicazione che valuta la preoccupazione principale per le persone con lesioni o disturbi del midollo spinale (SCI/D) durante la pandemia da COVID-19. I dati sono stati raccolti in sei continenti e descrivono la situazione di vulnerabilità di queste persone durante la crisi pandemica.

Covid-19-imageI dati di questa recente pubblicazione sono stati raccolti da un’indagine inviata online agli operatori sanitari che lavorano con questo gruppo di pazienti, recependo le preoccupazioni che i pazienti hanno espresso al team che si prendeva cura di loro. Il sondaggio aveva l’obiettivo di indagare come gli operatori sanitari coinvolti nella cura delle persone con SCI/D stavano valutando, selezionando e trattando i loro pazienti con potenziali infezioni da COVID-19. I dati sono stati ottenuti durante l'ultima settimana di marzo 2020 e in totale sono state raccolte 783 risposte da sei continenti.

Barriere al test

Pochi intervistati (5,8%) hanno testato i loro pazienti per COVID-19 al momento della raccolta dei dati (marzo 2020) o hanno riferito di avere un paziente affetto da virus, indicando che i professionisti della medicina riabilitativa potrebbero non avere interagito completamente con la pandemia. Ciò può anche essere correlato alla mancanza di disponibilità di test, a linee guida che limitano i test e ad una sottovalutazione dei benefici dei test di routine in tutto il mondo. Tuttavia, un gran numero di intervistati ha riferito di aver già modificato le pratiche ambulatoriali e questo dimostra che esiste una consapevolezza della necessità di proteggere le persone che potrebbero essere vulnerabili all’infezione.

Esiste una notevole variabilità nella comunità della medicina riabilitativa nelle pratiche di screening per COVID-19 e nella disponibilità di kit di screening. Le persone che vivono con SCI/D stanno esprimendo preoccupazioni legittime e reali sulla loro vulnerabilità all'attuale virus. Poiché la SCI/D è spesso associata alla necessità di assistenza da parte del personale sanitario, all'uso regolare delle attrezzature e alla vulnerabilità alle infezioni polmonari, questo sottogruppo di persone richiede una pianificazione dedicata, attenzione e considerazione.

Dal sondaggio, il 22% degli operatori sanitari ha riferito di non aver utilizzato le linee guida per lo screening, il 9,8% di aver effettuato lo screening "di tutti i pazienti ambulatoriali" e il 65,9% di aver utilizzato le linee guida pubblicate dalle autorità. Meno del 5% degli intervistati ha riferito di aver diagnosticato un paziente SCI/D con COVID-19.

Ad eccezione dei noti sintomi del COVID-19 con febbre, tosse, ecc., è stato riportato nel sondaggio che quando questi pazienti hanno contratto il virus mostrano un aumento della spasticità. Alla domanda su quali trattamenti fossero stati previsti per i loro pazienti con SCI/D e COVID, l'83% ha risposto, "isolamento rigoroso/quarantena", il 59% "assistenza al pronto soccorso/ospedalizzazione" e il 21% "farmaci da banco per alleviare i sintomi".

In questo sondaggio è stato anche chiesto agli operatori sanitari quali cambiamenti alle loro pratiche stavano pianificando o implementando a seguito della pandemia da COVID-19. Nel 47% dei casi è stato segnalato l'aumento dell'uso della telemedicina. Questi risultati dimostrano la diffusione e la rapida implementazione della telemedicina in tutto il mondo, che sembra avere molti vantaggi tra cui il risparmio dei tempi di viaggio, la limitazione dei costi di trasporto medico, una forma di assistenza sanitaria rispettosa dell'ambiente e la limitazione della diffusione dell'infezione ad una popolazione potenzialmente vulnerabile.

Solo il 39% degli operatori sanitari ritiene che ai propri pazienti siano state fornite informazioni sufficienti sul virus per un'assistenza ottimale. Le preoccupazioni maggiori che i pazienti hanno espresso agli operatori sanitari includevano una maggiore vulnerabilità all'infezione (77%), la fragilità dell’offerta di chi si prende cura di loro (42%), l'incapacità di ottenere le necessarie forniture di routine (41%) e l'incapacità di auto-quarantena (21%).

Questa indagine evidenzia sostanziali esigenze educative non soddisfatte, sia per i professionisti della medicina riabilitativa che per le persone affette da lesione al midollo spinale. Sottolinea la necessità di strumenti educativi per pazienti e professionisti come quelli recentemente creati da John Shepherd all'Università di Toronto e disponibili in più lingue che trattano argomenti come la gestione delle attrezzature personali e l'igiene della carrozzina*. Inoltre, rivela le paure specifiche e legittime vissute dalle persone con SCI/D durante questa pandemia.

Leggi la ricerca completa

*O’Connell C, Eriks-Hoogland I, Middleton J. Now more than ever our community is needed: spinal cord injury care during a global pandemic. Spinal Cord Ser Cases. 2020;6:18. https://doi.org/10.1038/s41394-020-0270-0.

Argomenti: Lesione Midollare