Lo sport come realizzazione personale: la storia di Lorenzo tra tavole da surf e volontariato

Pubblicato da Arianna Minghetti, 30-ago-2019 11.00.00

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Le difficoltà non hanno mai fermato Lorenzo Bini. Ha iniziato a praticare adaptive surf prima ancora che questo sport si diffondesse in Italia, per poi arrivare con gli anni a partecipare ai campionati mondiali. Lorenzo è molto attivo anche come educatore e come volontario, esperienze che lo hanno arricchito molto. In tutte le sue attività dimostra una grande determinazione e una grande passione, come ci racconta in questa intervista.

Foto1Surf

Abbiamo incontrato Lorenzo, appena tornato da Honolulu, Hawaii, dove è stato per una competizione di surf.

È stata un’esperienza bellissima, che mi ha regalato tantissime emozioni. E pensare che fino a qualche anno fa in Italia non esisteva la possibilità di praticare l’adaptive surf. È nato tutto da un incontro tra me e Massimiliano Mattei. Ci siamo conosciuti nel 2005, in una stanza dell’ospedale Careggi. Lui faceva surf da ancor prima dell’incidente, mentre io seguivo un po’ il mondo del nuoto ed ero un grandissimo amante del mare. Nel 2012 mi ha telefonato dicendomi che aveva intenzione di ricominciare a fare surf, così ci siamo messi a cercare su internet informazioni su quello che si faceva nel resto del mondo. Da lì è iniziato un movimento che ci ha portato a incontrare altre persone con disabilità ed è nata l’associazione Surf4All, a Livorno.

È stato l’inizio di un’avventura che ha portato moltissime soddisfazioni.

Due anni fa siamo stati convocati per la prima volta con la nazionale di surf a San Diego, al principale evento mondiale che raccoglie quasi tutte le persone del mondo che praticano questa disciplina e ci siamo tornati anche l’anno scorso.

Lorenzo e Massimiliano, col tempo e l’esperienza, hanno creato delle tavole che si adattano perfettamente alle loro esigenze e permettono loro di praticare lo sport in maniera comoda e funzionale. 

Io e Massimiliano siamo entrambi paraplegici. Io ho una lesione abbastanza alta e devo fare tanto con le braccia. Massimiliano ha una lesione midollare dorsale per cui siamo in una situazione molto simile. Per quanto riguarda la tavola, all'inizio ci siamo messi a pensare a tutti quegli accorgimenti che ci permettessero di stare un po’ comodi. La prima versione aveva solo delle maniglie e dei supporti in fondo, tipo le pinne, messe anche nella parte superiore e rivestite di materiale morbido per proteggerci e per contenere le gambe in maniera che non scivolassero lateralmente. In seguito abbiamo aggiunto dei cuscini veri e propri che ci consentono di stare più comodi, specie se rimaniamo sulla tavola a lungo.

La tavola si avvicina a una longboard perché stiamo in posizione prona, distesi totalmente, quindi è abbastanza lunga. Anche perché io sono alto 1 metro e 83. Tra la parte anteriore, le maniglie e tutto, la tavola è lunga 2 metri e mezzo.

Lorenzo è sempre concentrato sul futuro ed è molto positivo, oltre che determinato: difficilmente si lascia fermare dagli ostacoli. Non è abituato invece a ripensare alla sua vita prima dell’incidente stradale.

Mi sono lasciato quella vita un po’ alle spalle, è cambiata quando avevo 19 anni a causa dell’incidente. Ho anche una malattia rara che comporta una fragilità ossea e già prima dell’incidente mi ero fratturato tipo 15 volte. Ma nella mia vita ho sempre preferito rischiare piuttosto che non fare nulla. Le difficoltà non mi hanno mai fermato, ho sempre cercato di prendere le cose con filosofia.

Per lui, lo sport è un’occasione molto importante per stare insieme: condividere la stessa passione con un gruppo di persone è un’esperienza di arricchimento personale. La competitività passa invece in secondo piano.

A Honolulu eravamo una sessantina, venuti da tutto il mondo. Ai mondiali siamo circa in 140. Sono esperienze molto belle, ogni volta è un po’ come incontrare un gruppo di amici, perché ormai bene o male ci conosciamo quasi tutti.

Certo, è bello mettersi in gioco e dare il massimo di se stessi, ma io la competizione non la sento molto. Ci sono persone con un carattere diverso dal mio, ma io avverto di più lo spirito di gruppo. Facciamo tutto il possibile per coinvolgere anche persone che non hanno mai provato questa disciplina e spingerle a mettersi in gioco. Anche persone senza disabilità che non avevano mai fatto surf sono venute a fare un Surf Camp con noi e sono tornate entusiaste. Lo spirito è andare tutti insieme a prendere le onde.

Oltre che con il surf, Lorenzo si dà molto da fare anche nel sociale, come volontario e come educatore.

Nel 2012, appena uscito dall'unità spinale, sono entrato a far parte di un’associazione che proponeva prove esperienziali sulle sedie a rotelle, per sensibilizzare le persone in modo che si rendessero conto di quanti ostacoli possono bloccare la libertà delle persone in carrozzina di girare liberamente.

Poi nel 2015 ho scoperto Dynamo Camp e sono entrato come volontario. È un’associazione che ospita gratuitamente bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni con patologie gravi e croniche, sia in terapia che in fase di post ospedalizzazione. Oggi faccio parte dello staff e lavoro in un modulo che fa parte della formazione di volontari e staff stagionali, che si chiama "Inclusività".

Un’attività che gli dà molta soddisfazione è andare a parlare con i giovani, tramite giornate in cui si reca nelle scuole per raccontare la sua esperienza e il suo percorso.

Ultimamente oltre all'attività sportiva, in cui metto corpo, anima e tempo, mi impegno anche a sviluppare la collaborazione con le scuole e la promozione sociale, perché mi rendo conto che funziona.

Quando vado nelle scuole, racconto le mie esperienze, il mio percorso e vedo che 300 o 400 persone rimangono incollate ad ascoltare queste avventure. E questo mi dà molta speranza, perché il futuro lo possono cambiare solo i giovani, per cui bisogna andare a parlare con loro.

Inoltre continua a praticare volontariato anche a livello personale, non in forma associativa, tornando spesso presso l’unità spinale di Firenze dove è stato ricoverato. Lo scopo è parlare con i ragazzi che si trovano lì per regalare loro, tramite la sua esperienza, spinta e motivazione.

Dico sempre che sono un volontario di nessuna associazione: ce ne sono tante, ma preferisco sempre presentarmi come Lorenzo. Da quando sono uscito dall’unità spinale di Firenze, ci sono sempre tornato per cercare di trasmettere qualche nota positiva ai ragazzi che sono in degenza. Racconto la mia storia, com’è cambiata la mia vita dall’incidente in poi. Perché credo che basti poco, anche giorno per giorno, ed è importante provare a trovare una strada verso una realizzazione. Per me è arrivata con il surf, con Dynamo Camp e nella vita personale.

Di fianco ha il suo cane, Zora, un labrador femmina.

C’è anche nella mia prima foto con la tavola. Le piace molto stare in acqua e ha una grande empatia con i bambini; abbiamo molto in comune.

Foto2Zora

Lorenzo ci parla anche della questione dell’accessibilità agli ausili più innovativi, per una maggiore sicurezza sul lungo termine e per una migliore qualità di vita.

Credo che accedere agli ausili più innovativi sia molto importante: per esempio, poter spingere una carrozzina che pesa non 20 kg, ma 7 o 8 kg, significa molto. In questo modo arriverai alla vecchiaia senza avere le spalle logorate. Le sovvenzioni dello Stato sono fondamentali, ma a volte ti danno le cose contate e se uno vuole degli ausili più gestibili deve metterci la differenza, rimettendoci economicamente.

Tutelare la salute è importante anche potendo scegliere le soluzioni più innovative.

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Argomenti: Sport, Salute dell'uomo