Come farsi coinvolgere in uno sport per persone con disabilità

Pubblicato da Cecilia Giordani, 30-nov-2021 11.50.27

Cercami su:

Hai mai pensato di farti coinvolgere in uno sport per persone con disabilità? In qualità di partecipante o in un ruolo di supporto? Mentre l’interesse nei confronti dello sport per disabili continua a crescere sulla scia delle Paralimpiadi di Tokyo, noi di Wellspect abbiamo deciso di parlarne con due protagonisti degli sport paralimpici, per condividere le loro visioni uniche, a beneficio di aspiranti atleti e di chiunque desideri godere dei benefici dello sport. 

AID0053075Fabio Raimondi è un'icona vivente del basket in carrozzina e, a 49 anni, è ancora in grado di fare la differenza. Ha partecipato a due Paralimpiadi (Atene 2004 e Londra 2012). Ha vinto 5 scudetti e 2 campionati europei con la maglia della nazionale italiana di cui è stato capitano per 10 anni ed è attualmente il giocatore con più presenze con la maglia azzurra.

Bev Collins è l'infermiera capo clinica di Wellspect ed è stata un membro chiave del team infermieristico ParalympicsGB ai Giochi Paralimpici di Rio e Tokyo.

Come sei stato coinvolto nello sport per disabili?
Fabio Raimondi
Bev Collins

Quali sono i vantaggi di praticare uno sport?
Fabio Raimondi
Bev Collins

Come sei stato coinvolto nello sport per disabili?

Fabio Raimondi: All’età di 10 anni mi è stato diagnosticato un astrocitoma alla colonna vertebrale e quindi mi sono ritrovato, dopo una vita a camminare e fare le stesse cose che fanno tutti i bambini di quell'età, ad essere - dopo l’intervento chirurgico - in sedia a rotelle.

Ho frequentato un centro di fisioterapia, e la mia fortuna è stata incontrare una fisioterapista, che vedendo la mia predisposizione a fare esercizi e giochi con la palla non mi ha imposto i classici esercizi per recuperare la mia mobilità, ma grazie ad una semplice palla mi ha fatto recuperare quella muscolatura che avrebbe poi sopperito al mancato uso delle gambe.

All’età di 11 anni ho cominciato a frequentare la squadra della città dove sono nato, Bergamo, ma essendo troppo piccolo di età non ho potuto partecipare a nessun campionato ufficiale. Tuttavia qui viene il bello della mia storia perché io dall’età di 11 anni, grazie anche al comune dove abitavo con i miei genitori, che mi ha praticamente dato la possibilità di frequentare la palestra senza nessun limite, ho iniziato a trascorrere tantissime ore tirando a canestro, prima da vicino e poi sempre più lontano fino ad arrivare a segnare da 3 punti, anche se ero molto piccolo di età e pure di statura. Non potendo utilizzare come i miei coetanei il motorino io avevo deciso di dedicarmi a qualcosa che avrebbe fatto parlare di Fabio Raimondi…

L’obiettivo che mi ponevo era fare un certo numero di canestri dalla stessa posizione consecutivamente per potermi allontanare come distanza da canestro, e le ore passavano fino a quando non riuscivo ad ottenere il risultato.

Devo ammettere che ho avuto vicino due genitori che hanno sempre creduto in me e sul fatto che io facessi sport, e questo mi ha dato una grossa mano perché mi permetteva di allenarmi in tranquillità.

A 16 anni ho partecipato al mio 1° campionato ufficiale con la squadra di Bergamo e dopo 6 mesi sono stato chiamato nella Nazionale Italiana di basket in carrozzina per giocare il Mondiale.

Perché mi sono - e ancora a dire il vero sono - innamorato della pallacanestro in carrozzina? Innanzitutto perché posso sempre mettermi alla prova cercando di alzare il mio livello personale e, cosa di non poca importanza, che io in campo mi sento a mio completo agio, non ci s’è nessun tipo di barriera e quindi mi sento libero… Libero di correre veloce, di rallentare quando è il momento di pensare ad una situazione di gioco: la pallacanestro mi dà la possibilità e quasi l’obbligo di pensare velocemente. L’adrenalina che ho durante le partite per le varie situazioni di gioco, e non ultimo il potermi confrontare con persone che partono alla mia pari e quindi nessuno che ti giudica e vede la sedia a rotelle in quel momento, solo un avversario che vuole vincere.

La mentalità che mi ha spinto in tutti questi anni ad allenarmi tanto e diventare un giocatore che viene ricordato per la mia capacità di tirare e realizzare, è stata il fatto che io ho sempre voluto dimostrare alle persone “normodotate” che io avrei potuto essere migliore di loro in certe situazioni, ed ero pronto a dimostrarlo in qualsiasi momento mi avessero voluto sfidare in una gara di tiro.

La Pallacanestro è stata la mia vita e la palla la mia compagna di viaggio…

Ricordo che giravo con uno zaino sempre sulle spalle con un palla dentro e quando incontravo un campo mi fermavo a tirare con lo stupore della gente che mi guardava.

Bev Collins: Sono stata coinvolta nel rugby in carrozzina nel 2007 quando ho iniziato a dare una mano come assistente per la squadra in una situazione in cui erano necessari interventi di supporto e cura per gli atleti.

Sono stata molto fortunata perché questo mi ha permesso di andare ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 con la squadra. Successivamente, ho lavorato anche per la squadra di tiro con l'arco paralimpico e infine sono entrata a far parte della British Paralympic Association, fornendo assistenza e supporto agli sport di base.

Il mio compito è quello di fornire assistenza dove richiesto, recandomi di persona presso la casa dello sport o presso il singolo atleta per fornire il mio supporto. Sono stata sia in Brasile nel 2016 con ParalympicsGB sia Tokyo 2020 come infermiera capo all’interno del campo di preparazione.

La mia specializzazione è nella cura della vescica e dell'intestino ma quando lavori nell’ambito sportivo, hai a che fare con l'assistenza infermieristica generale e questo può comportare qualsiasi cosa, dalla medicazione di un'unghia incarnita che ha bisogno di un cerotto a qualcuno che, appunto, ha bisogno di assistenza per la gestione vescicale o intestinale.


Quali sono i vantaggi di praticare uno sport?

Fabio Raimondi: I vantaggi di praticare uno sport sono inizialmente mentali e poi di conseguenza fisici... Devi amare uno sport per poterlo praticare altrimenti diventa un peso nel lungo termine.

Lo sport per una persona con disabilità innanzitutto ti permette di recuperare quella forma fisica che ti fa sentire bene, e di conseguenza aiuta anche la tua mente a sentirsi bene.

La pallacanestro in carrozzina grazie al fatto che è uno sport di squadra permette di confrontarsi con altre persone che possono avere problematiche fisiche che non sono solo uguali alle tue, ma anche diverse e l’essere tutti insieme per un certo numero di ore per preparare qualcosa, per ottenere lo stesso obiettivo, ti fa capire quanto sia importante il senso di appartenenza di un gruppo… quanto sia importante aiutare un compagno di squadra a raggiungere qualcosa di comune, per un obiettivo di squadra.

Lo sport poi ti mette di fronte ad una sfida che è quella di cercare dove può arrivare il tuo limite per poter ottenere un risultato vincente, che non è solo in ambito sportivo ma anche nella tua vita quotidiana. Non per ultimo lo sport ti permette una cosa che occupa gran parte del mio cuore, ed è la possibilità di poter rappresentare il tuo paese in eventi in tutto il mondo, e il poter indossare la maglia azzurra mi ha dato la spinta a continuare a fare questo sport.

Bev Collins: L'attività fisica fa molto bene alla nostra salute in generale. Mettersi in gioco all’interno di un club o in una squadra permetterà di stringere amicizie e sentirsi parte di una squadra e questo è davvero una cosa positiva, anche quando si fa uno sport individuale.

Ci sono così tante opportunità all'interno dello sport per disabili che possono rivelarsi utili in tanti modi; sia fisicamente, in termini di forma fisica, ma anche mentalmente, in termini di salute e benessere.

Non tutti arriveranno a rappresentare o gareggiare per il proprio Paese ma il piacere di partecipare può essere di tutti.

Iscriviti al blog di Wellspect HealthCare

Argomenti: Wellspect Sport, Sport, Paralympics