Buone pratiche per l'infermiere nella presa in carico della persona che necessita di cateterismo intermittente

Pubblicato da Cecilia Giordani, 17-set-2021 12.00.00

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La persona con lesione al midollo spinale come esempio paradigmatico. L’esperienza di un gruppo infermieristico multicentrico.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la qualità di vita come "la percezione individuale del proprio ruolo nella vita, nel contesto di un sistema culturale e di valori in rapporto ai propri obiettivi, aspettative, standard e preoccupazioni".

Molteplici e diverse sono le condizioni che provocano sofferenza e peggioramento della qualità di vita in persone con lesione midollare. Una di queste riguarda la compromissione della funzione vescicale. La gestione di questa tipologia di problema può essere effettuata tramite l’utilizzo di cateteri vescicali a permanenza oppure tramite cateterismo intermittente. Le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che il cateterismo intermittente (CIC) è l'alternativa preferita a quello a permanenza per gli individui in cui lo svuotamento della vescica è “incompleto" semplificando la vita, in termini di indipendenza, privacy e dignità, migliorandone in modo sostanziale la qualità.

In tale contesto svolgono un ruolo importante gli infermieri afferenti alle Unità Spinali: strutture sanitarie che erogano prestazioni non solo clinico-assistenziali-riabilitative, ma anche utili al reinserimento sociale, familiare e lavorativo delle persone con lesione al midollo spinale.

Health care professionals talks to patientAutori
Giuseppina Gibertini1, Catia Baroni2, Roberta Brentegani3, Luciana Colangiulo4, Vincenzo De Nisi5, Carlo Genova6, Lorena Magnaguagno7, Isabella Magoni8, Monica Mantelli9, Ilaria Rossi10

Da un gruppo di dieci infermieri afferenti a diverse di queste strutture, rappresentative di tutto il territorio italiano, è nata l’esigenza di incontrarsi per confrontarsi e condividere le proprie esperienze professionali relativamente alla procedura di cateterismo intermittente nel paziente con lesione al midollo spinale.

Dagli incontri e dalla condivisione si è scelto di produrre, con il contributo incondizionato di Wellspect, un documento con un duplice obiettivo:

  1. fornire una overview a scopo formativo/informativo circa la fisiopatologia della vescica neurologica, il cateterismo vescicale, l’autocateterismo, l’importanza dell’educazione sanitaria e il percorso che la persona che necessita di CIC affronta per ottenere gli ausili;
  2. mettere a disposizione della comunità infermieristica le “buone pratiche” per la presa in carico di una persona che necessita di CIC, partendo dall’esempio paradigmatico della lesione midollare.

Il gruppo di lavoro ha ritenuto che il primo aspetto da tenere presente per una corretta gestione del paziente che necessita di CIC è la relazione con gli operatori. Questa deve essere costruita seguendo alcuni dei seguenti passaggi:

  • rassicurare la persona mettendola a proprio agio: la persona deve trovare un ambiente accogliente, dove potersi esprimere, e deve sentire che l’operatore sarà pronto a dedicargli il proprio tempo per raggiungere insieme gli obiettivi di autonomia prefissati. La persona deve sentirsi importante e al centro della sua attenzione, per il suo cammino verso l’autonomia;
  • rispettare i tempi di elaborazione e di accettazione: il processo di elaborazione e di accettazione della nuova condizione è lungo e doloroso e necessita di rispetto e benevolenza
  • accettare che la persona abbia dei momenti di negatività: spesso il paziente sentirà di non farcela e avrà la tentazione di arrendersi. In questi casi il supporto psicologico diviene fondamentale. Bisogna infondere fiducia alla persona, rassicurarla sulle proprie capacità, aiutarla a superare gli ostacoli presenti. È importante rafforzare il concetto dell’obiettivo finale: il miglioramento della qualità di vita;
  • essere sempre presenti: è necessario che il professionista sia presente e disponibile in tutte le fasi e che accolga e condivida le difficoltà e le azioni corrette fino al completamento del training.

In secondo luogo i membri di questo gruppo sostengono e concordano sul fatto che per la corretta esecuzione dell’autocateterismo e per evitare complicanze, è necessario che l’operatore sanitario fornisca gli elementi di educazione sanitaria Alla persona e/o al caregiver. Non solo è importante che la manovra venga eseguita correttamente ma è fondamentale che la vescica stessa venga mantenuta in condizioni ottimali.

L’infermiere è responsabile di questo processo di educazione e training del paziente fino a che la manovra di autocateterismo non diventa naturale. In generale in un primo incontro l’infermiere illustra e descrive i vari tipi di cateteri, le loro caratteristiche e il percorso anatomico che deve compiere il catetere, avvalendosi di foto, dèpliant e filmati o siti web affidabili. In sessioni apposite può far svolgere delle prove simulate con manichini e presidi di prova. In un secondo incontro valuta il percorso educativo nel tempo (cartella infermieristica, diario minzionale) e fissa appuntamenti a breve termine per valutare la corretta esecuzione del cateterismo. Infine insegna come gestire gli imprevisti e/o le situazioni difficili.

Se vuoi saperne di più, puoi scaricare i documenti "Buone pratiche per l'infermiere nella presa in carico della persona che necessita di cateterismo intermittente" in versione integrale e ridotta.

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Argomenti: Vescica, Science Article, Clean Intermittend Catheterisation (CIC)